Monty Alexander
Nato a Kingston, in Giamaica, nel 1944, Monty Alexander cresce tra lo studio classico, i club locali e le prime sessioni legate alla scena ska e giamaicana dei primi anni ’60, prima di stabilirsi con la famiglia a Miami e poi unirsi a New York nel 1962. Il suo modo di suonare il pianoforte si inscrive nel jazz mainstream, nel hard bop e nello swing, con un approccio molto ritmico in cui si intrecciano blues, il songbook americano e sfumature caraibiche, in particolare reggae, calypso e mento. Monty Alexander registra presto a suo nome con Alexander the Great nel 1965, poi sviluppa negli anni Settanta una discografia abbondante tra trio jazz e formati più aperti, soprattutto attorno a MPS. In questo periodo lo si vede suonare con musicisti quali Milt Jackson, Ray Brown, John Clayton, Jeff Hamilton o Ernest Ranglin, la cui presenza illumina bene il doppio ancoraggio di Monty Alexander tra la tradizione del jazz americano e l’eredità giamaicana. A partire dagli anni Novanta, afferma più direttamente questa dimensione caraibica con album come Yard Movement (1996), Stir It Up: The Music of Bob Marley (1999), Monty Meets Sly and Robbie (2000), Goin’ Yard (2001) e Rocksteady con Ernest Ranglin (2004). Da tempo residente a New York, Monty Alexander continua a muoversi tra club e festival, in solo, in trio o con formazioni allargate, mantenendo quel fraseggio morbido e percussivo che unisce jazz standards, groove giamaicani e melodie popolari.
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