Emel Mathlouthi
Nata a Tunisi nel 1982, Emel Mathlouthi è cresciuta tra canzone araba, folk occidentale e rock indipendente, prima di orientarsi verso una scrittura impegnata che le causò problemi con la censura in Tunisia e la spinse a trasferirsi in Francia a metà degli anni 2000. Stabilitasi inizialmente a Parigi e poi dividendosi tra Europa e Stati Uniti, Mathlouthi ha costruito un universo musicale in cui la poesia araba contemporanea si intreccia a texture elettroniche, chitarre folk e ritmi vicini al trip hop. Il suo primo album, Kelmti Horra (2012), unisce ballate intime a canti di protesta; il brano che dà il titolo al disco è stato ampiamente ripreso durante la rivoluzione tunisina. Nel 2017 è uscito Ensen, che accentua le ricerche elettroniche e vocali, seguito da Ensenity nel 2018, una rilettura più atmosferica e spoglia di quel repertorio. Ha tenuto concerti e partecipato a festival in Europa, nel Maghreb e in Nord America, muovendosi tra palcoscenici di world music, circuiti indipendenti e contesti più istituzionali, in particolare alla cerimonia del Premio Nobel per la pace del 2015. Alternando arabo, inglese e talvolta francese, Emel Mathlouthi sviluppa un canto ampio, spesso sostenuto da arrangiamenti minimalisti in cui percussioni, tappeti sintetici e archi accompagnano testi di forte carica politica e di intima intensità.
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