Buzzcocks
A metà degli anni Settanta la scena punk di Manchester vide emergere i Buzzcocks, gruppo formato a Bolton nel 1976 da Pete Shelley e Howard Devoto, presto affiancati da Steve Diggle. Dopo l’EP autoprodotto "Spiral Scratch" del 1977, Howard Devoto lasciò i Buzzcocks, lasciando Pete Shelley al microfono e alla chitarra per la prima fase significativa del gruppo tra il 1977 e il 1981, con intensi tour nel Regno Unito e in Europa. Gli album "Another Music in a Different Kitchen" (1978), "Love Bites" (1978) e "A Different Kind of Tension" (1979) fissarono uno stile in cui la velocità e l’energia del punk si combinano a melodie fortemente orientate al pop, a brani di breve durata e a testi incentrati sulle relazioni, il desiderio, il dubbio e le tensioni quotidiane. I Buzzcocks svilupparono così un sound spesso associato al punk melodico e alle successive forme di pop-punk, sostenuto da una ritmica diretta e da ritornelli immediatamente riconoscibili. Dopo una separazione all’inizio degli anni Ottanta, i Buzzcocks si riformarono alla fine del decennio attorno a Pete Shelley e Steve Diggle, pubblicarono "Trade Test Transmissions" (1993), poi "All Set" (1996), "Modern" (1999), "Buzzcocks" (2003) e "Flat-Pack Philosophy" (2006), mantenendo nel contempo una presenza regolare dal vivo. In seguito alla morte di Pete Shelley nel 2018, i Buzzcocks hanno proseguito l’attività sotto l’impulso di Steve Diggle, che ha assunto il ruolo di cantante principale e guidato le registrazioni di "The Way" (2014) e poi di "Sonics in the Soul" (2022), prolungando l’estetica di una band rimasta fedele a una scrittura diretta, melodica e concentrata.
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